L’EREDITÀ DEL LUDOMASTRO

L’EREDITÀ DEL LUDOMASTRO

Nei giorni scorsi ho vissuto una nuova esperienza ludica, la partecipazione a uno dei più conosciuti e longevi programmi di giochi in tv. Ho deciso di approfittarne per studiare i comportamenti miei e degli altri giocatori, per scoprire come funziona in cervello che gioca, per conoscermi meglio attraverso il gioco.

Tutto è nato con uno scherzo, ben riuscito, di Sonia.

A maggio mi ha iscritto alle selezioni per partecipare a L’Eredità, il programma pre-serale di Rai1. Quando ho ricevuto la telefonata dalla produzione sono rimasto perplesso, prima di tutto ho pensato fosse un errore, poi ho capito.

Che fare? Se t’invitano a giocare, puoi rifiutare?

In fondo si trattava solo di un paio d’ore in un albergo palermitano, la prima selezione ai primi di settembre, per iniziare a giocare. Un gioco che mi ha portato realmente a partecipare alla trasmissione e a vincere una puntata, ma che allo stesso tempo mi ha dato modo di riflettere, osservare, dare sfogo alla mia curiosità.

In questo blog mi occupo normalmente dei giochi allenamente, delle potenzialità del nostro cervello, di apprendimento. É proprio questo il punto di vista che desidero tenere per raccontare la mia esperienza, l’esperienza di un “cervello che gioca”, ma soprattutto evidenziare tutte le somiglianze che ho scoperto tra la partecipazione a un quiz televisivo e l’apprendimento nei vari ambiti, compreso quello scolastico.

Ho scelto alcune parole chiave, che rappresentano questo viaggio un po’ particolare dietro le quinte de L’Eredità.

GIOCO

Alla prima selezione sono arrivato con molto ritardo, ero impegnato per lavoro dall’altra parte della città e sembrava che il “famoso traffico palermitano” si fosse materializzato dinanzi a me, decidendo del mio futuro in tv. In realtà è stato proprio quello il momento in cui ho deciso che in qualunque caso sarebbe stato un gioco, che per me significa impegno massimo, ma allo stesso tempo piacere e divertimento. Ho sfidato traffico e me stesso, sono riuscito a sedermi per il primo test e poi qualche minuto di ripresa video. Mi hanno anche chiesto se avessi un sogno nel cassetto, certamente che l’ho, diventare un Jedi, ma questa è un’altra storia.

ACCOGLIENZA

A Roma sono venuti a prendermi in albergo, proprio vicino a Cinecittà, grande gentilezza e disponibilità, che si è protratta per tutta la mattina. Autista, assistente di produzione, autori, truccatori, tutti con grande professionalità mi hanno messo a mio agio.

Sin dall’inizio era chiaro che i protagonisti erano i concorrenti, e tutto ciò mi fa pensare a come il nostro cervello è disponibile a fare qualcosa quando si trova circondato da persone che dimostrano attenzione e disponibilità. Spesso dimentichiamo quanto sia importante l’accoglienza, ogni giorno a scuola o nei luoghi di apprendimento, dove i ragazzi dovrebbero sentirsi totalmente accolti, per potere dare il meglio di se stessi.

CONTESTO

Una delle frasi che mi è rimasta subito impressa è stata durante la riunione con gli autori, “siete vschermata-2017-01-10-alle-13-03-27oi a fare la trasmissione, Fabrizio Frizzi vi guiderà, ma senza il vostro piacere, senza la vostra partecipazione, non riusciremo mai a realizzare una puntata divertente e piacevole per il pubblico a casa”. Ci siamo subito sentiti parte di qualcosa, e tutto ciò aiuta moltissimo. Anche lo studio è costruito in modo tale che i giocatori si dimentichino di essere in tv. Le telecamere non sono visibili, e ti concentri con facilità sul gioco, certo un minimo di emozione è naturale, ma anche grazie alla guida esperta di Frizzi, tutto scorre con grande naturalezza.

Creare un contesto ideale per apprendere è fondamentale per il nostro cervello, non si può pensare di motivare allo studio, alla partecipazione, senza creare un contesto di apprendimento adeguato.

OSSERVARE

Quando gioco mi guardo intorno, cerco di raccogliere più informazioni possibili che possano essere utili a quello che sto facendo. Provo a mettermi in relazione con gli altri, in qualche modo studio anche i miei concorrenti, per capire chi può essere quello da battere. Sin dalle prime battute del gioco ero riuscito a comprendere chi fosse l’avversario che poteva creare maggiori difficoltà.

Utilizzo l’osservazione anche nella vita quotidiana, durante una partita con un gioco da tavolo, ma anche quando guardando con attenzione i ragazzi durante i miei incontri, anche se in questo caso non ho nessuno da battere, ma semplicemente da coinvolgere. Osservare le persone che giocano riesce a farti raccogliere una grande quantità d’informazioni, lo diceva anche Platone “Si può scoprire di più su una persona in un’ora di gioco, che in un anno di conversazione”.

ALLENAMENTO

É una delle parole a cui tengo di più. Lo ammetto, non sono stato ore a guardare la tv per allenarmi, ho invece fatto un’altra scelta, che poi è quella che propongo quotidianamente a ragazzi e docenti, ho deciso di allenare il mio cervello alla concentrazione, all’attenzione, alla velocità di pensiero.

schermata-2017-01-10-alle-13-05-32Poi periodicamente, tre o quattro volte in un mese, mi sono messo alla prova guardando il gioco in tv, con l’aggiunta delle quattro sere prima della registrazione della mia prima puntata.

Ognuno di noi deve trovare la giusta quantità e strategia d’allenamento, quando si deve correre una maratona non si corrono ogni giorno 42 km, ma si prepara il corpo allo sforzo e alla gara.

CONSAPEVOLEZZA

Allenarsi giocando aiuta il nostro cervello a essere consapevole delle proprie potenzialità. Ho imparato a conoscere me stesso meglio mentre gioco. Lo stesso accade per i ragazzi che incontro, ed è accaduto anche durante la mia partecipazione a L’Eredità. Non mi sono caricato di responsabilità e aspettative, ma ho solo pensato a giocare dando il meglio di me stesso. In alcuni momenti è andata bene, in altri momenti è andata male, ma non posso rimproverami di non essermi impegnato. É la stessa dimensione che dovremmo riuscire a creare quando lavoriamo con i bambini e i ragazzi, riuscire a renderli consapevoli del fatto che possono migliorarsi e rendere il proprio cervello più efficiente.

Tutto ciò favorisce quell’autostima che ti sostiene anche nei momenti più difficili, quando anche nell’insuccesso pensi subito a rialzarti. Un allenamento alla vita che può sicuramente passare attraverso la pratica ludica.

STRATEGIA

L’Eredità è un gioco sicuramente legato alla fortuna, ma non si possono ottenere buoni risultati senza una strategia. Mettere a punto un piano è fondamentale per ottenere dei risultati:

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  • Prepararsi e conoscere in anticipo i giochi e il tipo di attività a cui si partecipa

  • Allenare il cervello alla velocità di risposta e all’attenzione

  • Osservare i tuoi concorrenti per capire chi è il più facile da battere

  • Dare l’impressione di essere preparato, ma senza supponenza, in modo naturale

  • Rispondere con sicurezza alle domande

  • Sorridere

  • Ascoltare con attenzione

Tutto questo può concorrere a ottenere un buon risultato, e ne ho la conferma nel fatto che stavo rischiando tantissimo per non aver ascoltato bene Fabrizio Frizzi in una domanda. Ho sentito “Cittadina della Bolivia” invece di “Cittadino” e il mio cervello è andato alla ricerca di una “piccola città della Bolivia”.

FORTUNA

Componente fondamentale di un gioco e della vita. La casualità può condizionare le nostre scelte, ma allo stesso modo possiamo noi stessi cercare la fortuna in modo attivo. Giocare allena il nostro cervello a gestire sia i momenti fortunati che quelli in cui la dea bendata ci volta le spalle, ci allena a non stare fermi e inattivi ad attendere. Avere consapevolezza dell’esistenza della casualità può renderci allo stesso tempo più sereni, ma non deve essere mai un alibi verso il vittimismo e la rassegnazione.

Durante la mia esperienza a L’Eredità, fortuna e sfortuna si sono bilanciate, è indubbio che con un pizzico di sorte positiva in più avrei potuto vincere la seconda puntata, ma non mi sono sentito per niente sfortunato quando sono stato eliminato.

CONOSCENZA

Cosa sai? Quali argomenti conosci meglio? Come allenare il cervello a vincere un gioco che fa della “cultura generale” l’argomento più importante?

Semplice, si devono leggere libri, guardare film, ascoltare musica, andare a teatro, leggere riviste e fumetti, giocare con un gioco da tavolo o con i giochi allenamente, e svolgere tutte quelle attività che stimolano il cervello. È però necessario compiere tutto ciò facendosi attraversare dalla curiosità, dalla passione per ciò che ci circonda, con l’obiettivo di rendere il nostro cervello aperto ed accogliente.

Questa è la stessa risposta che mi piace dare ai ragazzi che mi chiedono come arrivano le idee per scrivere un libro o inventare un gioco, ed è la stessa cosa che consiglio loro quando parliamo di potenziamento del cervello.

ERRORE

Quando penso agli errori che ho fatto durante la seconda puntata a cui ho partecipato non sono felice, ma allo stesso tempo mi rendo conto che non avevo molte alternative, le risposte non le conoscevo. Allora ho scelto di far diventare quegli errori il punto di partenza per qualcosa di nuovo, ed è così che è nato questo articolo.

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Condividere con gli altri la mia esperienza, rielaborare i miei errori per trasformarli in una nuova occasione e scrivere qualcosa di utile per me e per gli altri.

É questo ciò che penso degli errori, e della possibilità di usarli come strumento didattico e pedagogico non nel senso della valutazione, ma nel senso dell’opportunità e della crescita. Ancora una volta l’educazione al gioco ci viene in aiuto.

STANCHEZZA

Molti mi hanno chiesto se alla fine della prima puntata, durante la ricerca della parola finale, fossi molto emozionato. Un po’ lo ero, ma ero soprattutto stanco. Dopo quasi due ore di registrazione, di tensione e attenzione, il mio cervello si è un po’ svuotato, era rimasta intatta la voglia di giocare, ma molto meno la capacità di ragionare.

Nei giorni successivi ho pensato a questa mia condizione di stanchezza, e ho immaginato tutte quelle volte che a scuola chiediamo ai ragazzi di fare ben più di quello che possono realmente realizzare. Non parlo dell’abitudine alla fatica e al sacrificio, utili e importanti, mi riferisco a quei piccoli accorgimenti che magari potrebbero farci evitare di svolgere più verifiche nella stessa giornata, o semplicemente potrebbero portarci gradualmente ad aumentare il carico di lavoro e la quantità d’informazioni da conservare.

GRATIFICAZIONE

Sono giunto quasi alla fine di questo mio viaggio, non l’avrei potuto compiere se non trovassi piacere e riscontro in quello che faccio. Ho ricevuto centinaia di messaggi da amici, centinaia di contatti su Facebook, che mi hanno gratificato e sostenuto, sia nella vittoria che nella sconfitta.

Mi chiedo, è così difficile pensare a un contesto di apprendimento che possa dare sempre valore al lavoro che si svolge? Gratificare i ragazzi quando riescono a raggiungere gli obiettivi è necessario, ma anche quando provano a migliorare se stessi e danno il meglio, pur non riuscendo a vincere la loro partita. Io intendo i giochi allenamente strumenti utilissimi in questo senso, che possono aiutare gli educatori a dosare i feedback positivi da dare ai ragazzi.

RI-PROVARE

schermata-2017-01-10-alle-13-10-47L’ultima parola che completa questo percorso fa riferimento alla voglia e al desiderio di mettermi nuovamente in gioco. Quando il contesto è adeguato, quando il nostro cervello fatica, sbaglia, ma allo stesso tempo è gratificato, è più semplice ri-provare.

Immaginiamo ciò che accade a un bambino quando cerca di superare un livello in un videogioco, prova più volte fino a trovare la soluzione esatta, riesce a rielaborare la frustrazione dell’insuccesso, è ulteriormente stimolato da ciò che potrà trovare subito dopo, nel livello successivo. Questa stessa sensazione che proviamo quando giochiamo, dobbiamo fare in modo che si riproponga anche durante l’esperienza di crescita e di apprendimento.

GHIGLIOTTINA

Rileggendo questo post, mi sono reso conto che non abbiamo giocato, e allora mi sembra necessario chiudere queste mie riflessioni con il gioco finale de L’Eredità, le parole sono:

Portare – Primo – Bianco – Spiaggia – Aperto

a voi la ricerca della sesta, per giocare basta scriverla nei commenti.

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Comments ( 12 )

  • Angelo Miraglia

    la sesta parola è MARE

  • Rosamaria

    Fazzoletto

  • Lorenzo

    Soccorso

  • Giovanni LUMINI

    LIBRO

  • Petra

    RAGGIO

    • Maria Rosaria

      la parola é LIBRO

  • Cosimo carlo d'elia

    ombrellone

  • Durante Anna

    Sale

  • MICHELE

    FOGLIO

  • Sabrina

    Vestito

  • Manuel

    La risposta mi parrebbe essere ABITO. Corretto?

  • Mauro

    Vino

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