IL GRANDE GIOCO DELLA RICERCA

IL GRANDE GIOCO DELLA RICERCA

Il termine “ricerca” fa apparire nelle nostre menti un insieme di formule matematiche scritte da Albert Einstein alla lavagna, provette di liquidi dagli insoliti colori, leggi fisiche che descrivono i fenomeni naturali, o articoli complicatissimi di neuroscienze che spiegano la logica del ragionamento umano.
In realtà tutti noi, esploriamo, investighiamo sperimentiamo ogni giorno, dalle variazioni di ricette di cucina alla cura di una pianta, dall’educazione di un bambino sino all’opposto del semplice uso dei nostri smartphone.
Quindi chiunque usa la curiosità e l’intuizione con un approccio sistematico per rispondere alle domande e risolvere piccoli e grandi problemi quotidiani, facendo tesoro delle esperienze e delle conoscenze già acquisite, sta facendo ricerca sta facendo Allenamente.

Questo è il punto di partenza delle nostre riflessioni.
Come far fare ricerca ai ragazzi, a scuola, in biblioteca, nel loro tempo libero, senza svilire il concetto stesso di ricerca, come far comprendere che questa non è un insieme di informazioni tratte da internet, sempre meno dai libri e dalle riviste, da “incollare” in un testo?
Come far comprendere che la ricerca incide sulla società, sulla vita di tutti noi, quindi è una cosa seria e che bisogna allenare il cervello a usare un metodo appropriato?

Giorni fa, passeggiando con una amica che lavora presso il Parco dell’Etna come agronoma, mi confessava che il suo amore verso la botanica, l’agraria, la ricerca le è stato trasmesso a scuola da una suora rivoluzionaria, appassionata di ricerche, di sperimentazioni educative.
L’insegnante il primo giorno del primo anno di scuola superiore aveva portato una ventina di libri di testo e dato il compito agli alunni, attraverso un analisi di studio, di ricerche, di riflessioni, di scegliere il proprio libro di testo condiviso da tutti su cui studiare l’anno successivo.
Mi raccontava, ancora che l’anno successivo tutta la classe, non solo per i continui stimoli intellettuali della suora, era così tanto in fermento intellettuale che le ricerche erano le uniche fonti di argomentazione delle lezioni.

etna einstein
In realtà la suora usava quello stesso metodo scientifico che Albert Einstein usava e che applicava scrupolosamente per tutte le sue ricerche applicandolo per qualsiasi disciplina.
Affrontare una ricerca con un approccio interdisciplinare e condividere le conoscenze acquisite in ambiti diversi rappresenta il nuovo modo di ricercare. Ed è questo che dobbiamo insegnare ai giovani, perché oggi, i settori e gli studi più innovativi, sono proprio quelli che si collocano alla linea di confine tra ambiti disciplinari diversi.
Ecco perché nelle università più all’avanguardia nascono corsi di studi che si trovano in equilibrio tra studi umanistici, creativi e tecnologici, dove prendono avvio nuovi modelli interattivi, in cui le domande di ricerca fondamentale sorgono affrontando problemi pratici che contribuiscono a porre nuovi quesiti, questa è la “Ricerca di Frontiera”.
E qui torna il nostro Albert che diceva “L’informazione non è conoscenza. La sola fonte di conoscenza è l’esperienza”, è fondamentale passare da un percorso teorico a quello pratico, è importante accertare le nostre teorie nella pratica e attraverso una verifica concreta e reale.

È a questo tipo di ricerca che dobbiamo indirizzare i nostri ragazzi, a questo pensiero trasversale di conoscenza con cui dovranno confrontarsi sempre e che dovranno imparare a sperimentare con l’esperienza pratica, come richiesto dalle indicazioni nazionali del 2012.
In quanto un altro punto importante della ricerca è l’esperienza, Albert Einstein, era solito dire: la scienza non è altro che un affinamento del pensiero quotidiano. Sia lo scienziato sia l’uomo comune, raccolgono informazioni (garantite da evidenza empirica) per trovare soluzione a una precisa domanda per la quale non ritengono di possederne già una accettabile. La differenza fra i due è che mentre lo scienziato ha delle procedure esplicite e sistematiche da rispettare, l’uomo comune possiede il buon senso che lo porta alla soluzione del problema, ma entrambi sperimentano sul campo.

Per imparare a cercare e Ri-cercare vi propongo due giochi da tavolo che aiutano i ragazzi, ma anche gli adulti, ad allenare la ricerca, utilizzando sia l’esplorazione, che la deduzione e la logica.

L’ISOLA DEL TESORO
Numero di giocatori :2-5
Età consigliata 10+
Casa Editrice: Mancalamaro
Autore: Marc Paquien
La deduzione e il bluff sono i principali protagonisti di questo splendido gioco. Un giocatore rappresenterà Long John Silver, pirata mutilato che ha nascosto il tesoro e che dovrà dare ai restanti pirati gli indizi per recuperarlo. John non darà sempre delle vere informazioni per avere lui il tempo di raggiungere il bottino, intanto tutti i pirati devono elaborare le informazioni in proprio possesso ed attivare la ricerca.

isola tesoro allenamente

5 MINUTE CHASE
Numero di giocatori 2-4
Età consigliata 8+
Casa editrice. MS Edizioni
Autori. Dave Neale – Antony Proietti
Gioco di piazzamento tessere, asimettrico, in tempo reale, un inseguimento sfrenato senza sosta.
Dei criminali evasi da una prigione fuggono per raggiungere un rifugio, creano con delle tessere il percorso e si muovono velocemente mentre sono braccati dagli inseguitori, che devono raggiungerli. La velocità e la precisione sono importanti specialmente quando i fuggitivi continuano ad aggiungere nuove tessere ogni secondo!
Un gioco di osservazione e ricerca, ogni piccolo errore può costare caro ai giocatori.
Chase 5

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